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Economia e Finanza 

 

 

     Il Jobs Act del governo di Matteo Renzi diventato legge. Gi dall'inizio di gennaio 2015 dovrebbe entrare in vigore il primo decreto delegato.   BANDI E APPALTI  ECONOMIA E FINANZA SOCIAL TRIBE MOTORI

Il Jobs Act spiegato in 9 punti - Con il via libera definitivo del Senato ottenuto ieri sera con voto di fiducia – Il Jobs Act del governo di Matteo Renzi è diventato legge. Già dall'inizio di gennaio 2015 dovrebbe entrare in vigore il primo decreto delegato. Il punto principale del provvedimento è sicuramente il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, con tutele che crescono cioè con l'anzianità di servizio. Il provvedimento prevede: 

1. Riordino delle tipologie di contratto già esistenti, con l’introduzione di un contratto unico a tempo indeterminato per le nuove assunzioni, il quale prevede tutele crescenti in base all’anzianità di servizio. Parallelamente si riducono le altre forme contrattuali come i contratti di collaborazione a progetto ( i cocopro, che rimarranno in vigore solo " fino a esaurimento " ).

2. Eliminazione della cassa integrazione per i dipendenti nel caso in cui l’attività aziendale (o una sua parte) venga cessata definitivamente e non esistano concrete possibilità di proseguimento.

3. Superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i licenziamenti illegittimi. Le nuove regole escludono il reintegro del lavoratore e prevedono un risarcimento economico che aumenta con l’anzianità di servizio, e inoltre prevedono termini certi per impugnare il licenziamento.

4. Possibilità per un’impresa di riorganizzare e ristrutturare le mansioni, senza l’obbligo di adibire i propri lavoratori ai compiti per i quali sono stati assunti (o per incarichi superiori), ma con l’obiettivo di tutelare il posto di lavoro e la professionalità.

5. Nuove regole per i controlli a distanza delle attività produttive: nei luoghi di lavoro si potranno utilizzare dispositivi come telecamere per eseguire controlli, ma solo sui macchinari. Fino a oggi questi controlli erano vietati dallo statuto dei lavoratori.

6. L’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi) dovrà universalizzare il sussidio di disoccupazione, estendendolo ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. La nuova tutela sarà estesa a circa 300mila lavoratori, che comprendono soprattutto quelli con carriere molto discontinue.

7. Istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione, sotto il controllo del ministero del lavoro e che, come soggetto unico, si occuperà di gestire i servizi per l’impiego e l’attività dell’Aspi.

8. L’indennità di maternità è estesa anche a lavoratrici parasubordinate e alle donne lavoratrici autonome che hanno figli disabili non autosufficienti. È previsto anche un monitoraggio più rigido sulla conciliazione dei tempi di lavoro e di vita.

9. Riforma degli ammortizzatori sociali: 2,9 miliardi di euro destinati nel 2015, di cui 2,2 miliardi dalla legge di stabilità e 700 milioni dal fondo per l’occupazione.

 

  

 




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